Altri contributi alla discussione
Di Ugo Bettini maestro e militante della Cgil
e Marco Carrieri, operaio iscritto alla Cub
Cari\e, avendo letto l'editoriale "sulle questioni sindacali" [QUI] e [QUI] vorremmo offrire un breve contributo.
Non esiste una organizzazione verso la quale indirizzare i pochi militanti di questa o di quella realtà sindacale. E’ un atteggiamento diffuso e tipico di organizzazioni e gruppi comunisti che pensano di individuare in una data sigla l'approdo naturale del loro corpo militante ancora in produzione. Noi stessi militiamo in due distinte organizzazioni comuniste ma sulle questioni che contano abbiamo la stessa visione e pratica sindacale e sociale.
E' utile, tagliando con l'accetta, ricordare che esistono almeno tre correnti diffuse in ambito comunista: la prima è quella che ritiene la Cgil il solo ambito dove operare, per stare a stretto contatto con le masse. Ironia della sorte il numero dei pensionati iscritti al principale sindacato italiano è ormai preponderante su quanti sono ancora in produzione. Se poi guardiamo al Pubblico impiego, le elezioni Rsu e i dati delle iscrizioni premiano quei sindacati che hanno sottoscritto i contratti nazionali con aumenti del sei per cento a fronte di una crescita del costo della vita tra il 17 e il 18.
Forse la realtà è più complessa di quanto la si pensi se sindacati che firmano accordi a ribasso vengono ancora votati e hanno perfino incrementi degli iscritti
Tra gli assertori della militanza in Cgil si annoverano posizioni tra loro contrastanti. Ci sono quelli che finiscono nella minoranza interna, che oggi presenta i numeri più bassi in assoluto degli ultimi 60 anni. Le minoranze interne sono ormai ridotte al lumicino ed espressioni di micro gruppi politici e ben sappiamo che alcune minoranze interne alla Cgil sono abbarbicate alle poltrone più della stessa maggioranza specie se arrivano distacchi sindacali con i quali è possibile avere qualche spazio di agibilità politica per accrescere i proseliti della propria organizzazione di riferimento. Potremmo anche pensare ad uso strumentale del sindacato, ma preferiamo leggere la realtà con distacco.
Poi ci sono le posizioni di chi pensa, pateticamente, di condizionare l'operato di una organizzazione sindacale con milioni di iscritti solo proponendo le formule salvifiche delle lotte dal basso. Docenti e pseudo intellettuali che vorrebbero spiegare agli operai come si fa il conflitto, chi ha maggiori letture e facilità di parole è avvantaggiato rispetto a quanti sono poco e male scolarizzati. Ma la rivoluzione non la fanno solo gli intellettuali, specie se finiscono con l'ergersi a guardiani di presunte ideologie.
Ma oltre all'entrismo in Cgil esiste una seconda corrente, quella che vorrebbe premiare il sindacato più conflittuale e per questo ci si iscriveoggi a Usb, 35 anni fa sarebbe stato lo Slai cobas. Ma anche in questo caso si dimentica la storia recente di Usb fatta di firme su accordi e contratti per avere la agibilità sindacale. Senza dubbio è una stagione ormai archiviata ma è stata dirimente questa fase per la crescita della organizzazione. Fanno paura, o tenerezza, gruppi comunisti che mandano i loro militanti da Usb ma poi vengono a lamentarsi per l'eccessiva esposizione di questa sigla verso la Rete dei Comunisti e Potere al popolo: o arrivano da un altro pianeta o fanno finta di ignorare realtà ed appartenenze, letture del ruolo del sindacato e del rapporto di quest'ultimo con la politica.
E potremmo chiudere con una terza opzione, quella che vede i comunisti presenti ovunque ci sia necessità, 30 anni fa abbiamo ritrovato militanti di RC nei sindacati autonomi diventandone anche quadri importanti, sindacati che oggi sostengono apertamente il Governo Meloni
La discussione sul ruolo dei sindacati andrebbe fatta in maniera seria e meno parziale, senza dubbio fuori da ogni ideologia e opportunismo di sorta. E senza questa analisi siamo, nostro malgrado, spettatori di un film la cui visione scorre ininterrottamente nel teatro della autorappresentazione che ormai incarna quanto resta, veramente poco, di molte idee e pratiche comuniste.
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