RIFLESSIONI SULLA
QUESTIONE SINDACALE

  di Marina Alfier

  Cari compagni,
  ho letto con interesse l'editoriale sulle "questioni sindacali" [QUI], argomento pregnante in questo periodo in cui si fa strada il cambio di passo delle finanziarie governative sempre più caratterizzate da una impostazione guerrafondaia espressa in modo subdolo; si fa strada anche l'idea malsana che le sorti del capitale si possano risollevare grazie ad una riconversione produttiva orientata agli armamenti.
  Manco dal lavoro da un pò di anni ma mi è chiaro che le ristrutturazioni e le “regole" di produzione sono in atto da decenni sempre a scapito dei lavoratori diventati nel frattempo più precari e ricattabili grazie alla miriade di contratti 'diversificati 'con cui vengono assunti e inquadrati. I giovani lavoratori quando hanno la fortuna di avere un lavoro rimangono fuori ruolo fino a pochi mesi dalla pensione. Il lavoro non è più un diritto sancito nell'articolo 1 della Costituzione Italiana nata dalla Resistenza. Nella "mente" del capitalismo straccione con cui ci stiamo misurando è saltata l'idea dell'esistenza in vita di un proletariato che garantisca la propria prole come nuova leva di produzione capitalistica; dall'altra parte c'è una "classe" che non si riconosce più tale.
  Ho potuto constatare nel tempo che il sindacalismo di volta in volta si è riconvertito in base alle regole del capitale. Il primo vero grande cambiamento si è concretizzato in CGIL con gli accordi di luglio del 1992; da lì in poi i brutti cambiamenti si sono susseguiti rapidamente; CGIL è passata dall'essere il sindacato dei consigli di fabbrica ad essere "apparato" sempre più appiattito sulle "imposizioni" di quel partito che ora si chiama PD e che ha iniziato sotto mentite spoglie un lungo cammino di destrutturazione per arrivare all'attuale punto di approdo… non credo sarà l'ultimo! I congressi sindacali sono diventati mera formalità con il macabro rituale delle "mozioni" in cui quella di minoranza aveva diritto di cittadinanza senza cambiare nulla di fatto, in un esercizio di falsa democrazia che alla fine si concretizza nell'abbandono costante da parte dei lavoratori, nella disaffezione al proprio sindacato ecc. ecc… tutte cose che ben conosciamo e che abbiamo toccato con mano.
  Ed è così che il più grande sindacato italiano ha via via perso la faccia e la credibilità. Non mi soffermo su CISL e UIL che considero da sempre sindacati padronali anche se in diversi momenti hanno attirato i lavoratori del pubblico impiego e dei servizi, per lo più "garantiti" e inquadrati nei livelli contrattuali superiori.
  Va detto che il sindacalismo di base ha trovato l'ostruzione da parte dei confederali, in particolare di CGIL, dato che il bacino era più o meno lo stesso. La contrattazione è stata sua prerogativa assoluta e l'assenza dal tavolo del sindacalismo di base ha consentito malanni enormi.
  Mi sono chiesta tante volte cosa impedisse agli iscritti CGIL, scontenti del proprio sindacato, di lasciarlo e di riposizionarsi su altre organizzazioni di base e mi sono fatta l'idea che i lavoratori siano pragmatici innanzitutto; il costo di una tessera sindacale, in buste paga sempre più striminzite ha un certo peso e a fronte di assenza di risultati concreti non ci si iscrive più; questo vale in particolare per CGIL ma la regola si ripropone per qualsiasi sindacato. I sindacati di base sono "poco attrattivi" perché tendenzialmente atomizzati, ancora troppo minoritari e per questo inconcludenti.
  Da considerare comunque che la "forza lavoro" nei decenni è cambiata completamente così come sono cambiati i metodi di produzione. Ora siamo però ad un punto cruciale della Storia e un sindacato di "classe" diventa una necessità; CGIL a suo tempo divenne un grande sindacato di massa perché era cinghia di trasmissione di un altrettanto grande partito di massa; divenne tale in una fase di ripresa economica del dopoguerra ma è chiaro adesso come allora che le rivendicazioni rientravano nelle "compatibilità di sistema"; se non fosse stato così avrebbe avuto vita molto più breve. Ora non ci sono più le stesse condizioni e il treno è stato perso più volte. La proclamazione di scioperi generali separati non porta da alcuna parte, anzi si lanciano segnali di debolezza al governo e ai padroni; per quanto nobili e urgenti siano le rivendicazioni lo sciopero generale sembra non essere più uno strumento efficace in grado di scalfire il SISTEMA. Le derisioni da parte del governo sono segnali allarmanti di un clima che sembra non avere vie di sbocco. Serve umiltà e capacità di analisi della realtà, come sempre, considerando che siamo arrivati a superare il 50% di non votanti alle elezioni regionali di autunno. Là fuori c'è un mare di gente disorientata, senza risposte, avvilita e sempre più povera.
  Chi fa sindacato vero, con onestà intellettuale, in qualsiasi organizzazione sia collocato, deve sentire il dovere del confronto leale con l'obiettivo di trovare una soluzione; diversamente ci sarà il baratro. Io non ho risposte immediate ma capisco che siamo ad uno snodo di cambiamenti notevole che coinvolge il mondo e non possiamo più perdere il treno per l’ennesima volta.



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