La valle del Sacco, nei pressi di Roma,
già devastata dall'industria bellica,
si mobilita contro i nuovi progetti di riarmo
Da: "Il Fatto quotidiano", 15 aprile
COLLEFERRO: cent'anni di armi
corrispondenza di Tommaso Rodano
A Colleferro sono arrivate prima le armi, poi la città. Nel 1912 l’Italia combatteva in Libia, sullo sfondo si allungavano le ombre della Grande Guerra. In questa conca a 50 chilometri da Roma, protetta dai monti Lepini, Simbruini ed Ernici, il governo decise che sarebbe sorta una grande fabbrica di esplosivi. La Bombrini Parodi Delfino (BPD) si insediò al posto di uno zuccherificio. La zona era ideale, ben collegata alla Capitale e irrigata dal fiume Sacco, valvola di sfogo degli scarti industriali. Colleferro quindi fu prima officina e poi paese: il Comune è arrivato oltre 20 anni dopo lo stabilimento, nel 1935. Non sono solo ricordi, ma cronaca di questi giorni: il riarmo europeo ha riacceso i riflettori sulla Valle del Sacco; arriveranno fondi per rivitalizzare una produzione che sembrava superata. L’ultimo capitolo di una storia di guerra.
ANAGNI: il 3 maggio in piazza contro i nuovi esplosivi
La Valle del Sacco scende in piazza contro le armi. E in particolare contro il progetto, finanziato con fondi europei, per produrre nitrogelatina nella fabbrica “ex Winchester” di Anagni, oggi usata invece per la “demilitarizzazione” (il recupero e riciclo di materiale bellico).
Il 3 maggio una rete di comitati civici e associazioni della Valle del Sacco ha deciso di manifestare – e attende l’autorizzazione della Digos – di fronte ai cancelli della fabbrica, di proprietà della multinazionale franco-tedesca KNDS.
Come rivelato dal Fatto, l’azienda prevede di costruire 11 capannoni su 35 ettari di terreno, per una produzione che potrebbe arrivare fino a 150 chili di nitroglicerina all’ora.