Guerra e prospettive elettorali

di Marina Alfier

  Parto dall'affermazione "il PCI è disponibile ad alleanze con chi è contro la guerra" [qui]. E’ una affermazione debole e generica: chi non si dichiara contro la guerra? A parole ovviamente.
  Il PD è il grande ostacolo ad un processo di coalizione che sarebbe utile e necessario per battere le destre; è così perché così è stato costruito ad hoc, per mantenere il dominio atlantista in questa "colonia" italica che poi porta i suoi frutti anche in una Europa che di fatto non esiste se non nei suoi vertici neocon.
  Il movimento 5 Stelle o si sottrae a questa morsa mettendosi alla testa di una compagine ampia e di base, raggruppando associazioni, movimenti, partiti attualmente allo zero virgola, o rischia di essere risucchiato perché sappiamo che si tratta di un partito senza vera struttura, un partito parlamentare che territorialmente è di una debolezza spaventosa e soprattutto non dimentichiamo che è stato partito di governo e, quando si governa, che si sia di destra o di sinistra, si pagano le decisioni imposte da regole fatte al di fuori di noi. Non a caso la Meloni ha piazzato il Vannacci di turno alla sua estremità al fine di arginare i suoi voti in fuga.
  In questo quadro è difficile pensare ad alleanze "pulite" se sì pensa alle affermazioni recenti della Schlein sull’Ucraina; a dir poco patetiche e molto lontane dal riconoscere che la guerra in corso è una guerra Nato contro la Russia, ad ogni costo.
  C'è solo da sperare che, in questi mesi che ci separano dal 2027, accada qualcosa in Europa (elezioni francesi) e magari si scomponga qualcosa in Ucraina: due punti di rottura che potrebbero scompaginare l’assetto attuale.


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