IL PCI DISCUTE
SULLE PROSPETTIVE ELETTORALI
Per il 19 settembre prossimo il PCI ha deciso di convocare a Roma un'assemblea aperta per discutere la proposta avanzata in una dichiarazione del CC in cui si dice che per le prossime elezioni del 2027 il partito è disponibile ad una alleanza con tutti coloro che sono contro la guerra e per l'attuazione della Costituzione e che vogliono combattere il blocco della destra che sta portando avanti una ricostruzione istituzionale reazionaria.
Importante, in questo contesto, che il Partito comunista italiano abbia scelto il dibattito aperto e non le solite combine fatte di associazioni di simboli preparati all'ultimo momento per le schede elettorali. Questo dà la possibilità di affrontare in modo aperto la questione elettorale e definirla nei punti essenziali da una posizione comunista.
E' in questo modo, vale ricordare, che da tempo il Forum si sta misurando con la questione elettorale, non solo per suscitare un dibattito, ma anche per chiarire i tanti equivoci che si sono accumulati da tempo. Soprattutto perché, come i fatti dimostrano quotidianamente, la scadenza elettorale del 2027 assume un ruolo importantissimo per il futuro dell'Italia.
La prima fondamentale questione, in particolare, è quella di definire il campo di azione di una proposta e il contesto in cui essa si va collocando. In sostanza le domande da fare sono queste: a chi è rivolto l'appello? Quali sono le forze in campo che possono costituire un'alternativa? L'alternativa auspicata è una possibilità politica reale oppure si riduce a uno slogan? Bisognerebbe rispondere a questi interrogativi per non rimanere nel vago rispetto a una prospettiva politica concreta.
Su questi punti ci permettiamo quindi di fare alcune considerazioni nella speranza che alla fine si possano trovare parametri comuni di ragionamento. Sappiamo, ad esempio, - e l'abbiamo detto quando abbiamo parlato di qualcuno che voleva passare all'incasso elettorale dopo aver acquisito una certa visibilità mediatica o contando sull'insistenza con cui si era stati in piazza con le bandiere palestinesi - che costoro ritengono fondata la pretesa di rappresentare consistenti settori della società italiana e di ottenere, entrando in Parlamento, un effetto moltiplicatore avendo alle spalle queste esperienze. Sono queste le forze che dovrebbero unirsi per l'alternativa?
Francamente, non solo, a dir poco, non siamo ottimisti su questo, ma l'esperienza di questi anni ci dimostra che sviluppi di questo tipo di sinistra, in termini di consolidamento e allargamento politico non ci sono stati. E stavolta per chi tenta l'avventura le condizioni sono peggiorate perchè a contendere il campo con le stesse caratteristiche ci sono diversi pretendenti. Tutti accreditabili di uno zero vergola.
Se vogliamo ragionare da comunisti dunque dobbiamo partire da una realtà molto più composita e consistente e su questa valutare le ipotesi che possono portare a un risultato in termini di alternativa politica o di forza capace di incidere sugli equilibri politici attuali.
Quando si parla di fronte contro la guerra e di piattaforme costituzionali infatti bisogna tener conto innanzitutto che tra i partiti che pretendono di essere l'alternativa al governo Meloni non esiste ancora un accordo su punti fondamentali come il rapporto tra Italia e guerre. Di certo sappiamo quali sono state, e tuttora sono, le posizioni del PD. Ma, fasciandoci la testa prima del tempo, siamo certi che il PD riuscirà a imporre il suo punto di vista nella coalizione che si accinge a fare con Conte e Avs? Eppoi, siamo sicuri che bisogna essere solo spettatori di questa vicenda? Siamo sicuri soprattutto che di questo si stia discutendo solo nelle segrete stanze dei partiti o che invece, come dimostrano autorevoli interventi sul Fatto Quotidiano e altrove, non ci sia una vasta area politica che si sta ponendo la questione dei contenuti di una alternativa? Si dirà: ma noi proprio a costoro ci rivolgiamo quando parliamo di piattaforma comune e di alternativa. Ma si è mai visto che basti lanciare un appello per convincere altri a partecipare alla nuova impresa senza avere la credibilità necessaria e un approccio che non somigli ad un conglomerato di cocci?
Quindi in previsione dell'assemblea del PCI del 19 settembre ci sembra necessario che i comunisti italiani chiariscano la prospettiva da imboccare contro ogni logica minoritaria, estranea - come va sottolineato - all'asse strategico che ha caratterizzato la storia dei comunisti sotto la direzione di Palmiro Togliatti.
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