OLTRE LA POLITICA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, PER UNA REALE SOLUZIONE ALLA CRISI, UN VERO PROGRESSO ECONOMICO E SOCIALE E CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA

  Non è vero che la causa della crisi economica e produttiva che attanaglia nel nostro Paese il settore automotive e il suo indotto sia il ritardo nella ricerca sull’auto elettrica, sebbene questo sia un segno del disimpegno negli investimenti. La vera causa è la caduta verticale del potere d’acquisto dei redditi da lavoro dipendente che ha fatto crollare i consumi anche dei beni di prima necessità, compresi gli alimentari. L’inflazione ha avuto una impennata dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina determinando la rottura dei contratti di fornitura energetica a basso costo per passare ad altri fornitori energetici ma a prezzi speculativi maggiorati che ha innalzato a cascata il prezzo di tutte le altre merci.
  A questo fattore destabilizzante dell’economia si è aggiunto ora il fenomeno dei dazi usati dagli Stati Uniti come arma di ricatto nei confronti di tutti gli altri Paesi, compresi quelli che dovrebbero essere considerati amici, per trasferire sul territorio statunitense gli impianti produttivi a suo tempo delocalizzati e per obbligare all’acquisto del petrolio e gas degli USA, in barba alla legge del libero mercato.
  In sostanza l’economia del nostro Paese è ostaggio delle imposizioni di Bruxelles per quanto riguarda la fornitura energetica e del ricatto dei dazi di Trump per quanto riguarda le esportazioni verso gli USA.
  La crisi di mercato sta coinvolgendo tutto il tessuto produttivo con migliaia di aziende di ogni dimensione e il settore particolarmente colpito è quello dell’automotive e del suo indotto; il Piemonte è la regione che detiene il primato della cassa integrazione ordinaria, straordinaria e dei contratti di solidarietà, ma questi ammortizzatori sociali sono un tampone temporaneo che non offrono una prospettiva di futuro sereno.
  Da questa crisi si potrà uscire solo se tutti i sindacati lavoreranno per unire un fronte dei lavoratori per:

rivendicare una politica di sostegno ai redditi restituendo potere di acquisto per recuperare i consumi;
rivendicare una politica sulla fornitura energetica libera da pregiudizi ideologici e fondata sugli interessi nazionali, seguendo l’esempio dell’Ungheria che, pur essendo un Paese della Unione Europea e della NATO, mette al primo posto gli interessi dell’economia nazionale mantenendo i contratti di fornitura energetica a basso costo con la Russia;
rivendicare una politica commerciale aperta ai Paesi che non erigono barricate daziarie e disponibili a scambi con interessi condivisi, senza imposizioni e ricatti;
esigere il dirottamento dei finanziamenti dal settore bellico al settore civile respingendo la pretesa della UE di stanziare 800 miliardi di euro a scapito di tutti i servizi sociali;
esigere una politica estera rispettosa della Costituzione Italiana che ripudia la guerra privilegiando la diplomazia per redimere le controversie tra Stati e vieta il commercio di armi con Paesi in conflitto, nel rispetto dello spirito pacifista del nostro Paese.



IL MONDO DEL LAVORO DEVE ESSERE MOBILITATO PER OTTENERE QUESTI OBIETTIVI CHE COSTITUISCONO LA VERA GARANZIA DI UN FUTURO DI PROGRESSO ECONOMICO E SOCIALE.