A proposito di Bukharin e della NEP

di Giuseppe Amata

  Caro Paolo,
  cari compagni del Forum dei Comunisti,
  io non condivido minimamente l'articolo di Valentini su Marx xxi e sostengo che su certi argomenti anziché fare discussioni per slogan (come nel suo articolo) o, anche se serie, mettendo come aspetto principale quello ideologico rispetto alle contraddizioni del passato, occorra invece fare un'analisi storica della contraddizione di quel momento in riferimento allo sviluppo economico dell'URSS e risolverla con gli occhi del presente, in quanto la nostra azione politica non si svolge in quel contesto ma in quello attuale.
  Questo ovviamente non esclude che i compagni che hanno un'ampia documentazione storica non si possano pronunciare su quelle questioni, ma tutti i problemi tramandati dalla storia devono essere affrontati principalmente utilizzando il metodo storico, cioè la ricerca di molte fonti (documenti, verbali del CC, atti processuali,ecc.) dopodiché ognuno può fare tutte le sue considerazioni ideologiche retrospettive. Quindi poiché non sono molto documentato su tutta la vicenda Bukharin non sono nelle migliori condizioni per esprimere un giudizio sulla sua personalità.
  In quanto invece alla questione della NEP sono pronto a discutere le posizioni di Bukharin dicendo sinteticamente che è sbagliato l'accostamento tra quelle posizioni e quelle della Cina della "Riforma e apertura", come fanno alcuni compagni, in quanto le contraddizioni antagonistiche di quella fase storica (l'URSS unico Paese impegnato a costruire una società socialista circondato dall'imperialismo) sono diverse da quelle del momento in cui la Cina ha avviato la politica di "Riforma e apertura", poiché l'accerchiamento americano e giapponese e il confronto duro con l'URSS di Breznev erano stati sconfitti a livello politico, economico, militare (la Cina lanciava missili balistici e satelliti e si era dotata di testate nucleari) e diplomatico (nel 1971 aveva ripreso il suo seggio alle Nazioni Unite ed usufruiva del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza). Concludo dicendo che così come in Cina non era possibile fare la politica di "Riforma e apertura" negli anni Cinquanta e Sessanta (ed erano già trascorsi venti anni dalla rivoluzione vittoriosa del 1° ottobre 1949), in URSS non era possibile attuare la linea di Bukharin perché dopo pochi anni dal trionfo della Rivoluzione non c'erano capitalisti pronti ad investire i loro capitali, così come hanno fatto nella Cina di Deng, perché l'imperialismo aveva messo in calcolo di impedire la costruzione del socialismo sebbene in un solo Paese. Quindi la linea di Stalin dell'industrializzazione forzata e della collettivizzazione delle campagne era la più fattibile e vincente, come ha dimostrato la vittoriosa guerra patriottica.
  Dire questo, però, non significa giustificare la nazionalizzazione di tutta l'attività della piccola produzione mercantile e dell'artigianato. Inoltre a partire dalla fine degli anni Quaranta l'URSS aveva bisogno di profonde riforme in quanto la base sociale era diversa dal 1917, cioè non c’erano soltanto operai e contadini, bensì ingegneri, medici, economisti, agronomi e tecnici in generale che dovevano avere un ruolo attivo nella partecipazione agli affari di Stato, non riservandola soltanto alla burocrazia di Partito e dello Stato (dirigenti e direttori di fabbrica) che si è trasformata da ceto privilegiato in classe vera e propria portando l'URSS alla dissoluzione. Sul processo a Bukharin, dopo quello che ho letto nel libro di Furr e nelle pubblicazioni di Aginform di qualche anno addietro, mi sono fatto il convincimento che, dal momento in cui Bukharin si dichiara colpevole di quanto viene accusato (e tra l'altro traspare da quello che ho letto che sia stato sollecitato ad autocriticarsi) la pena di morte è stata una forzatura. Ma su questi problemi devono essere i comunisti russi a esprimere l'ultima parola. Cari saluti e se lo ritenete opportuno potete pubblicare queste osservazioni sul sito del Forum.