E ADESSO LA MELONI!
La straordinaria partecipazione alle manifestazioni del 22 settembre a favore della Palestina e per dire basta al massacro di Gaza dimostra che la parte migliore del popolo italiano ha preso coscienza della tragedia in corso e si vuole opporre a ciò che sta accadendo.
In queste manifestazioni c'erano due convitati di pietra, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il suo ministro degli esteri Tajani, che da tempo vanno esprimendo punti di vista assolutamente contrari alle tendenze che si manifestano a livello internazionale riguardo al riconoscimento dello Stato palestinese e in particolare alla posizione di Francia e Gran Bretagna, che ha scatenato le ire di Netanyahu che promette di annettere definitivamente i territori occupati.
Da tempo abbiamo messo in evidenza che il riconoscimento dello Stato palestinese rappresenta un deterrente contro le annessioni perchè l'obiettivo del governo israeliano non è solo lo sterminio della popolazione, ma la eliminazione stessa del concetto geografico e politico di Palestina. Opporsi a questo disegno con un riconoscimento internazionale che non lascia dubbi che la Palestina esiste, è un punto di forza con cui i sionisti devono fare i conti e contribuisce a non chiudere la partita.
La posizione della Meloni è quella stessa del suo ‘protettore’ Trump: “non si può riconoscere uno Stato che non esiste” e dimostra così di ignorare che nella Palestina storica e dintorni vivono ben 12 milioni di palestinesi: un boccone troppo grosso che anche un paese come Israele non riesce a inghiottire.
Se questa è la situazione, il grande movimento di solidarietà che si sta esprimendo a favore dei palestinesi in Italia, (che si è espresso tra l’altro anche con le quasi 75.000 firme raccolte dalla petizione dei 70 ex diplomatici che abbiamo messo in rilievo) deve prendere atto che c'è un governo, quello italiano, che si rifiuta di riconoscere lo Stato palestinese. Questo fatto definisce un obiettivo importante per chi scende in piazza: aprire lo scontro diretto e convogliare la rabbia contro chi sostiene questa posizione.
Non solo, ma questo è anche il momento di regolare i conti con un governo che, di fronte ai movimenti di resistenza, alza sempre più l'asticella della repressione e approva leggi che prevedono condanne pesanti. Per chi organizza concerti rave o blocca una strada durante una manifestazione, per chi occupa case sfitte o manifesta contro infrastrutture che suscitano l’opposizione delle popolazioni locali, si prevedono pene fino a 20 anni di galera e adesso Salvini propone anche una cauzione per chi organizza manifestazioni. Non si usano più gli squadristi e l'olio di ricino, bastano le leggi repressive. Peraltro, i tanto esecrati scontri di Milano del 22 alla stazione centrale, sono stati originati da un’azione della polizia per impedire che i manifestanti vi potessero entrare. Da lì la resistenza di chi si è difeso dagli attacchi.
Il ragionamento che facciamo ci porta inevitabilmente a spostare l'attenzione sul carattere neofascista del governo italiano che cerca in tutti i modi di allinearsi al trumpismo e, come avviene negli USA e nei paesi in cui la destra avanza, porta avanti programmi repressivi sempre più duri.
Perciò, per non disperdere il potenziale del 22 settembre è bene che si prenda coscienza di ciò che Giorgia Meloni e il suo governo rappresentano e si arrivi a una resa dei conti che abbia il carattere dell'antifascismo.
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