LETTERA AI COMPAGNI DEL PCI
SULLE PROSPETTIVE
DEI COMUNISTI ITALIANI

  Nell'ultimo incontro avuto coi vostri dirigenti in occasione della festa del PCI di Torino abbiamo avuto modo di riprendere le fila della discussione e dei rapporti avuti finora per capire come si prospetteranno le relazioni future.
  Ribadito il fatto che il nostro confronto non avviene tra organizzazioni, ma tra un partito e un collettivo di compagni riunito attorno al Forum italiano dei comunisti e che si condivide l'idea che bisogna portare a fondo l'iniziativa nell'area dei comunisti italiani per rendere incisiva e aderente alla realtà la loro azione, è arrivato il momento di definire come la nostra collaborazione andrà avanti superando le dichiarazioni di buona volontà e rendendola concreta.
  Per affrontare questa collaborazione, che non sia solo rituale, è necessario però partire dalla comune premessa che dobbiamo rimboccarci le maniche per superare i limiti con cui dobbiamo fare i conti sulle questioni strategiche, organizzative e di azione politica. E' questo un sentire comune o una pretesa di dare lezioni? In altri termini: si è convinti fino in fondo che per sviluppare il movimento comunista c'è bisogno di rinnovare e allargare la platea degli interlocutori? Noi siamo convinti che questa sia la strada e speriamo che i compagni del PCI non si chiudano rispetto a questa necessità. Non sarebbe un danno solo per il partito che rappresentano, ma per tutti i comunisti italiani.
  Andando al dunque delle questioni noi riteniamo che lo sviluppo della collabora­zione debba avvenire con uno strumento comune di lavoro e su punti condivisi. Per questo proponiamo di costituire un comitato ristretto centralizzato che esamini e decida su tutte le questioni sul tappeto. E segnatamente:


lo sviluppo in Italia di un lavoro di confronto e dibattito sulle basi teorico strategiche dei comunisti italiani. Il riferimento al pensiero di Gramsci e di Togliatti non può essere rituale, ma una base sui cui elaborare la strategia del presente. In particolare affrontare i passaggi di Lione e di Salerno per capire la dinamica storica su cui si sono mossi i comunisti italiani ed evitare che la riorganizzazione dei comunisti avvenga su un terreno di cultura minoritaria;

il dibattito strategico su come recuperare l'autonomia di classe dei lavoratori è il centro del lavoro di riorganizzazione del rapporto tra partito e masse. Questo implica una verifica della situazione di fatto e su come superare le difficoltà;

la difesa del patrimonio storico del movimento comunista internazionale e le basi della continuità nella fase storica attuale;

Il partito come avanguardia dei processi di trasformazione e strumento di battaglia politica capace di guidare l'azione e l'orientamento di massa.


  Questa è la proposta e questi i riferimenti di un lavoro comune. Aspettiamo la vostra risposta augurandoci che sia positiva.

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