PER IL RICONOSCIMENTO ITALIANO
DELLO STATO DI PALESTINA
CONTRO CHI E PERCHE'
La mobilitazione a sostegno della Palestina è ripresa alla grande, sospinta dal vento della Flotilla. Purtroppo il genocidio continua ma, nonostante la bestialità di ciò che sta facendo, pensiamo che Israele non si sia reso conto che il disastro che sta provocando gli ricadrà addosso. E' solo questione di tempo. Noi dobbiamo però tenere duro nella mobilitazione e nella denuncia.
Intanto il governo italiano si rifiuta di riconoscere lo Stato palestinese ed è un fatto molto grave e significativo, così come è grave che nel movimento si fatichi a rendersi ben conto dell'importanza di concentrare tutte le forze su questo obiettivo. Sappiamo infatti che i sionisti vogliono cancellare la parola Palestina dalle mappe. La battaglia per il riconoscimento dello Stato di Palestina è dunque un modo per contrastare questo disegno, per dire a livello internazionale che la questione palestinese rimane in piedi nonostante le stragi. Finora però questa necessità è stata sottovalutata in Italia nonostante che serva anche a mettere a nudo la posizione del governo Meloni che appunto si dichiara contrario al riconoscimento. Un motivo in più per smascherarne le posizioni.
Alla fine di settembre ci sarà l'Assemblea generale dell'ONU e in quella sede una serie di paesi che contano, tra cui Francia e Regno Unito riconosceranno lo Stato palestinese. E noi?
E' bene dunque che si apra una campagna di mobilitazione che coinvolga gli italiani a pronunciarsi anche attraverso una petizione firmata da centinaia di migliaia di cittadini che dovrà essere consegnata al capo del governo e al presidente della Repubblica per far capire cosa pensano gli italiani su Gaza e sulla Palestina. Stavolta la raccolta delle firme non sarà il solito rituale, ma una sorta di referendum. Quindi banchetti in tutta Italia, firme on line, presenza in piazza per una campagna di denuncia del governo Meloni perchè si arrivi al riconoscimento dello Stato palestinese.
Questa è la nostra proposta, che ci auguriamo venga raccolta da un ampio movimento, come già hanno iniziato a fare 72 ambasciatori non più in servizio che hanno già raccolto 60.000 firme, e come invita a fare anche la segreteria del PCI.
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