COME RISPONDERE
ALL'APPELLO IMPERIALISTA
DEL 15 MARZO?

  Con le decisioni in sede europea e l'appello del fronte della guerra a scendere in piazza il 15 marzo, tutti noi ci siamo posti il problema di come rispondere.
  La prima cosa per i comunisti è analizzare correttamente gli avvenimenti, individuare le forze in campo e capire come reagire.
  I primi della classe, i soliti sbandieratori di sigle, si sono subito precipitati a trovare in quattro e quattr'otto l'alternativa: scendiamo in piazza anche noi il 15 marzo!
  La domanda è: e poi? Su questo ovviamente non c'è risposta. Al contrario siamo inondati, a sinistra, da chattisti e commentatori che per sfogare la loro impotenza politica fanno ricorso a fiumi di parole per descrivere gli scenari di guerra. Tutto questo aumenta il caos e la confusione e certamente non aiuta.
  Come rispondere dunque alla chiamata alle armi dell'UE e dei suoi compari italiani? C'è, su questo, una battaglia in corso tra chi accetta le indicazioni di Bruxelles sul riarmo e chi si oppone. Questa è la principale questione che abbiamo di fronte. I fautori della guerra lavorano con metodo e sanno che sostenere la verità nuda e cruda suscita opposizione, quindi bisogna indorare la pillola e creare una cortina fumogena fatta di un pacifismo di difesa dall'orco russo che serve a coprire i governi europei che cercano di attrezzarsi per continuare e possibilmente estendere la guerra in Ucraina. Questo è dunque il primo terreno di scontro.
  Settori della CGIL, dell'ANPI, di AVS si oppongono al pacifismo di copertura dei Landini e dei Pagliarulo, inoltre c'è l'indicazione abbastanza netta di Giuseppe Conte contro il riarmo e la convocazione della manifestazione del 5 aprile, che può diventare il punto di convergenza di tutti quelli che la guerra la vogliono bloccare. Chi ha le idee più chiare non si deve limitare ad affermarle, ma deve mettersi in grado di lavorare per spostare i rapporti di forza e cercare di isolare l'avversario che tenta di confondere le idee alla gente. Puntare invece a giocare al botta e risposta tradizionale, che vede un concorso di bandierine che ritrovano il loro soggettivo protagonismo non è assolutamente un livello adeguato per la lotta che dobbiamo condurre contro la guerra e il riarmo. Non si tratta di opporre una data all'altra e neppure una piazza a un’altra. Si tratta invece di capire che le lotte contro i nostri nemici per risultare efficaci hanno bisogno del concorso di diversi fattori.
  La prospettiva di guerra e di riarmo imboccata dall'Europa dei 27 più il Regno Unito è una svolta drammatica per i popoli europei che si inserisce in una situazione in cui le guerre sono all'ordine del giorno nel mondo a partire dal Medio Oriente e dalla estrema pericolosità del bellicismo trumpiano coperto dal suo ‘pacifismo’ affaristico.
  L'allarme è suonato per tutti e quindi anche per noi italiani che dobbiamo attrezzarci contro il governo Meloni e i partiti fautori della guerra.
  C'è dunque la necessità di creare un grande fronte contro la guerra, di saperlo costruire e gestire. In questo senso sta lavorando il nostro Forum, partendo dal presupposto che bisogna superare steccati, aggregare forze, dare indicazioni che dimostrino che siamo in grado di raccogliere le sfide del momento.
  Dobbiamo sviluppare il movimento, non rafforzare l'ideologia del movimentismo.

TORNA ALL' INDICE EDITORIALI
TORNA ALLA PRIMA PAGINA