COMUNISTI CHE FARE?

Proposte su come iniziare un percorso comune
per la crescita di una forza comunista

  Stanno arrivando lettere di compagni - da Napoli come da Genova - che esprimono apprezzamento per il lavoro del Forum, i contenuti delle posizioni che esprime e si propongono per collaborare.
  Diciamo subito che questo è un buon segno e dimostra che qualche varco in una situazione stagnante si va aprendo. Come indirizzare però questa collaborazione per evitare di sviluppare un rapporto fatto di definizioni di appartenenza che potrebbe rendere meno produttivo il nostro progetto di discussione a tutto campo nell'area comunista?
  Diventa preliminare perciò che, successivamente alla condivisione delle posizioni che andiamo esprimendo, ci si predisponga ad affrontare un primo passaggio del percorso comune rivolgendosi all'area comunista presente sul proprio territorio per registrare, in un confronto aperto, come viene percepita la difficoltà di riorganizzazione di una forza comunista, quali sono i problemi che incontra e affrontarli.
  Il nostro progetto, è bene ripeterlo, non è, nell'immediato, una definizione di schieramento, ma l'impegno a rimuovere le condizioni che impediscono a una posizione comunista di crescere e di incidere politicamente individuando le basi di questa crescita. Per questo il primo elemento su cui insistere sta nel raccogliere il punto di vista di quelli che si ritengono comunisti per capire come valutano la situazione e che bilancio fanno di ciò che è accaduto in questi decenni di tentativi falliti di ripresa. Soprattutto bisogna discutere come riportare sul terreno concreto la parola comunista come leva per modificare lo stato di cose presente.
  
  Non si tratta dunque di definirsi comunisti a prescindere e ripetere con un discorso fideistico le proprie posizioni, ma di capire il ruolo reale che dobbiamo svolgere. Diciamo, in sostanza, che la parola comunista deve coincidere con la capacità di approccio ai problemi del sistema Italia, delle sue contraddizioni di classe e dei suoi collegamenti internazionali. Non deve però essere un approccio puramente intellet­tuale, ma una base teorico-politica per l'azione e l'opera di trasformazione e in linea con le possibilità che la situazione consente. In altri termini, dall'analisi bisogna ricavare gli elementi tattici e strategici dell'agire politico.
  E' sulla base di questo metodo che bisogna far saltare steccati e comunismi fittizi che tengono ingessata la situazione. A partire da una ricostruzione della storia dei comunisti italiani che ci permetta di trovare il filo rosso che deve ricongiungere con quella storia ciò che oggi si vuol ricostruire evitando di gettare il bambino con l'acqua sporca. Quindi uno dei punti essenziali della discussione riguarda la questione dell'asse strategico sui cui i comunisti devono ricostruire la loro identità dal momento che in Italia non siamo all'anno zero del comunismo che invece ha una grande storia che purtroppo è stata 'rifondata' con gli effetti che ben conosciamo.
  Inoltre, nel nostro percorso, c'è un grande macigno da rimuovere che è costituito dal fatto che oggi la parola comunista non dice nulla a quei milioni di persone che un tempo sono stati sostenitori dei comunisti e alle nuove generazioni che la storia dei comunisti italiani non hanno vissuto. I successi del PCI, a livello di massa, non sono stati conseguiti con le parole e con l'ideologia, ma soprattutto col fatto che esso ha guidato grandi lotte di massa, ha saputo guidare la Resistenza armata, vivere la clandestinità e portare a risultati come la Repubblica e la Costituzione.
  Questo per dire che senza la ricostituzione di una credibilità di massa non si può avere neppure la ricostruzione di una vera avanguardia di classe. Ma allora come si sciolgono questi nodi? Quello che a noi sembra essenziale è che da subito i comunisti si misurino, contestualmente al progetto organizzativo, con le questioni reali su cui si sta combattendo in Italia contro i nemici politici e di classe e con questo si ricostituiscano i legami che si sono spezzati dopo l'autoscioglimento del PCI.
  Tre sono le questioni principali che da comunisti dobbiamo affrontare: la riconquista dell'autonomia di classe dei lavoratori contro il consociativismo confederale, la costruzione di un fronte antifascista e costituzionale come argine alla destra e un movimento di massa contro le guerre. Su ciascuno di questi punti i comunisti dovranno dimostrare la loro capacità di azione politica e la validità della loro militanza e verificare i risultati ottenuti.

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