RISPOSTA ALLA LETTERA APERTA
INVIATA DAI COMPAGNI DEL PCUP
Abbiamo ricevuto dai compagni del Partito Comunista di Unità Popolare di recente costituzione una lettera indirizzata a tutte le organizzazioni comuniste e a tutti i compagni e le compagne che si definiscono comunisti per aprire una discussione a tutto campo sulle prospettive.[qui la lettera]
Inutile ribadire che consideriamo positiva l'iniziativa che, come si evince dal testo, pone questioni di contenuti del confronto e proposte di collaborazione. Si discuterà quindi di ambedue le cose che, a nostro parere, sono la base da cui partire se vogliamo arrivare alla sostanza delle questioni.
Per quanto ci riguarda, prima che i compagni del PCUP facessero la scelta di costituire un nuovo partito abbiamo avuto modo di esprimere le nostre forti perplessità su quanto si andava decidendo. Anzi, il dibattito è iniziato già quando, in luogo di valutare la situazione oggettiva e le questioni che sono alla base della crisi permanente di una rappresentanza comunista degna di questo nome, si è partiti dall'idea errata che la riorganizzazione dell'area comunista in Italia fosse possibile in tempi brevi e senza aver individuato i problemi sul tappeto, arrivando così alla scelta soggettiva del partito qui e subito, magari invocando ‘necessità storiche’ inderogabili che non danno, in realtà, la soluzione del problema.
Adesso, di fronte al fatto positivo che i compagni del PCUP hanno ritenuto opportuno riaprire la discussione su un processo di unità dei comunisti, non possiamo che ripetere ciò che avevamo detto a suo tempo e cioè che la partenza giusta è quella di considerare i partecipanti al confronto sulle prospettive come un insieme di esperienze su cui ragionare, con l'intenzione anche di allargare la discussione a tutta l'area comunista. Unica discriminante è quella che si faccia sul serio e ci sia la comune consapevolezza che l'impresa ha bisogno di molte verifiche.
A nostro parere il processo che deve portare i comunisti ad uscire da strutture minoritarie o da circoli intellettuali senza legami con la situazione è fatto di varie questioni che qui brevemente indichiamo.
Per prima cosa partire da un bilancio dell'esperienza dei comunisti italiani dopo la dissoluzione del P.C.I. Questo non per riproporre antiche divisioni, ma per ricavare una valutazione sul perchè certe cose non hanno funzionato e senza personalizzare la discussione.
A partire da questo, occorre riflettere sull'asse strategico rispetto al quale i comunisti devono riorganizzarsi. Essere o dichiararsi comunisti non basta per definire una prospettiva. E’ necessario che si individui un percorso che sappia unire la parte migliore della storia comunista - che noi individuiamo nel ruolo di Gramsci e di Togliatti - con i passaggi attuali che una nuova organizzazione deve saper compiere.
Infine, la discussione va spostata sull'alternativa tra partito ideologico o partito di classe e di massa.
Noi pensiamo che quest’ultima opzione non sia affatto scontata tra i comunisti, che spesso intendono la scelta del partito come una questione storico-ideologica invece di rendersi conto che la riorganizzazione di un partito comunista ha senso se si è in grado di adempiere ai compiti concreti che competono a un partito che vuole effettivamente cambiare le cose e non a parole.
Non c'è niente di facile in tutto questo, ma bisogna tentare di superare gli ostacoli.
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